La misurazione della performance pubblica e della trasparenza è un obbligo normativo, in Italia, più volte rafforzato dal legislatore.

Se è vero, infatti, che le norme sulla Pubblica Amministrazione sono troppe, disorganiche e confuse, è vero anche che tra di esse ce ne sono alcune di grande valore, come, ad esempio, la l. 244/2007, che all’art. 2, comma 461, introduce un nuovo sistema di  monitoraggio e di partecipazione dei cittadini: ad essi viene garantito non solo che ne saranno ascoltate le osservazioni e le proposte, ma che i relativi costi di monitoraggio e partecipazione debbano venire inclusi nei costi del servizio.
 Quanti cittadini lo sanno e quanti se ne avvalgono?

Per lo più ignota al grande pubblico è anche la l. 15 del 4 marzo 2009 (cosiddetta riforma Brunetta), così come il relativo decreto legislativo n.150 di quello stesso anno e gli atti da lì derivanti, quali le delibere attuative della Commissione per la Valutazione e l’Integrità delle Amministrazioni Pubbliche (ora Anac), appositamente costituita.
Dopo la riforma Bassanini, è con la Brunetta che viene introdotto in modo netto il concetto di performance come categoria indispensabile per le Pubbliche Amministrazioni. La legge 15, infatti, impone alle Amministrazioni di misurare e valutare la propria performance (art.1) stabilendo una cadenza annuale: a tal fine, esse devono provvedere ad adottare appositi sistemi di misurazione (art. 7).
In applicazione anche delle disposizioni della Comunità Europea, la suddetta legge dispone che le P.A. assicurino la massima trasparenza e integrità, da intendere come:
accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle P.A., delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento dei fini istituzionali” (art. 11).
Va detto che la l. 15 contiene una sorta di contraddizione di cui occorre tener conto: essa esige giustamente “l’indipendenza di giudizio” come “condizione fondamentale”  per gli organi di valutazione. Ma finché saranno i vertici politico-amministrativi delle PA (soggetti da valutare) a nominare i propri valutatori – come la L. 15 prevede – è ragionevole dubitare che la valutazione possa essere realmente autonoma.

Ancora più innovativo è il decreto legislativo 33 del 2013, che ha segnato un notevole passo avanti nel processo di accountability delle PA italiane: ha, infatti, introdotto lo strumento dell’”accesso civico”, molto più avanzato del diritto di accesso documentale configurato dalla precedente legge 241 del 1990. Il d. lgs. 33, inoltre, dettaglia gli obblighi di trasparenza delle PA in modo stringente: non più un’indicazione generica, ma un elenco di prescrizioni su singoli aspetti dell’attività amministrativa.

Importanti passi avanti sono stati fatti anche con la legge n. 190, nel 2012, sulle politiche anticorruzione.

Nel 2014 è il decreto legislativo n.90, convertito in legge n.114 nell’agosto dello stesso anno, a tornare ancora su trasparenza ed efficienza della PA, seguito dalla legge n.124 del 2015, i cui decreti attuativi sono stati approvati nel 2016.

Il più noto è il n.97 per aver introdotto il cosiddetto Freedom of Information Act. Già in vigore negli Stati Uniti da oltre mezzo secolo, il Foia italiano estende il diritto di accesso: in aggiunta a quello documentale del 1990 e quello civico del 2013, il nuovo accesso viene definito da Anac “generalizzato”. L’aggettivo indica che chiunque può richiedere alle PA, gratuitamente e senza specifici interessi correlati, anche quei dati che non sono oggetto di obbligo di pubblicazione in base al decreto della trasparenza come modificato dal decreto 97/2016.

Per evitare che l’accesso generalizzato possa diventare oggetto di interpretazioni arbitrariamente elastiche da parte delle Amministrazioni, restrittive delle opportunità offerte ai cittadini, il 28 dicembre 2016 è intervenuta Anac con apposite Linee Guida assunte con le delibere n.1309 e n.1310: nella prima, l’Autorità anti-corruzione ha definito il raggio di applicabilità dell’accesso civico generalizzato e,  nella seconda,  gli obblighi di pubblicità aggiuntivi o rivisti rispetto al decreto trasparenza del 2013.


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