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REP | Il Rating di efficienza, trasparenza e integrità delle Pubbliche Amministrazioni

MACRO-AREA AMBIENTE
RANKING E BENCHMARK DI COMUNI CAPOLUOGO A CAMPIONE (2016 SU 2014)

Il comportamento verso l’ambiente costituisce uno dei punti su cui gli Indici Esg, qui più volte ricordati, basano la valutazione degli emittenti di titoli sui mercati finanziari. Trasponendo la stessa logica nel settore pubblico, si è riscontrato che il tema è uno dei più studiati con riguardo alle PA. La fonte per il Rating Pubblico, in questo caso, quasi mai è costituita dalle singole Amministrazioni, che, in assenza di prescrizioni normative, pubblicano pochi dati sul tema, non consentendo agli stakeholders di informarsi. Le fonti principali, perciò, sono quelle fornite da organismi come Legambiente o Istat.

Di ambiente parlano molto anche i media, che periodicamente propongono classifiche dei Comuni non di rado fuorvianti per i lettori. Può accadere, infatti, di leggere su diverse testate giornalistiche che Parma, ad esempio, è uno dei Comuni più inquinati, decimo sui trentaquattro che, nel 2014, hanno sforato la soglia limite di polveri sottili in un anno[1] (più basso il punteggio del Comune,  maggiore il numero dei giorni di superamento). Può accadere anche, qualche tempo dopo, di leggere che Parma è al quattordicesimo posto su centoquattro Comuni capoluogo di provincia per migliore Ecosistema Urbano[2]  (in questo caso minore è il punteggio, migliore è il risultato).

Questo significa che, se, da un lato, le semplificazioni giornalistiche sono inevitabili, dall’altro il rischio è di non informare correttamente i cittadini. In fondo, la domanda che essi si pongono è semplice: la mia città è inquinata o no? Servirebbe il coraggio di spiegare che la riposta non può essere altrettanto semplice. Un Comune, infatti, può avere una pessima qualità dell’aria per le politiche industriali scellerate degli anni precedenti, passate spesso sopra le teste degli amministratori locali, ma, al contempo, gli eletti in carica possono aver avviato un’inversione di tendenza, investendo in energia da fonti rinnovabili e in verde urbano.

Terni è uno di questi Comuni in cui il tema ambientale sembra disorientare il cittadino. Risulta essere, infatti, tra i circa trenta siti di interesse nazionale (Sin) indicati dal Ministero dell’Ambiente come aree contaminate molto estese, che necessitano di bonifica del suolo e delle acque. Al contempo, però, è al quarantunesimo posto nella suddetta classifica Ecosistema Urbano.

Un altro esempio di dati apparentemente contrastanti riguarda Frosinone: spesso agli ultimi posti nelle classifiche ambientali, è al ventiduesimo posto su ottantaquattro per Ecosistema Scuola[3].

Le politiche ambientali, in altre parole, presentano molte sfaccettature, in positivo e in negativo: ciò anche per una frammentazione di competenze tra Stato, Regioni, Province e Comuni, che finisce per generare sovrapposizione di ruoli e, spesso, immobilismo. Diventa difficile, perciò, individuare singole responsabilità dal punto di vista dei cittadini, che è quello qui adottato.

 

In questo quadro generale, la macro-area ambiente rischia, come altre classifiche, di risultare fuorviante, soprattutto per un campione circoscritto di Comuni. Ciò nonostante, si è deciso di includerla nell’analisi complessiva dei Comuni soprattutto per far emergere lo stato attuale dei dati e la difficoltà di ricomporli e interpretarli in maniera univoca: la qualità ambientale di una città non sempre coincide con la qualità delle politiche sull’ambiente dell’amministrazione locale in carica.

Ciò non toglie che i requisiti della sostenibilità ambientale siano ormai parte della cultura generale di una comunità, alla quale le norme chiedono da tempo di non inquinare, di fare raccolta differenziata, di installare pannelli solari. Il Comune come istituzione riesce almeno a dare l’esempio al riguardo? Fa raccolta differenziata, utilizza energia rinnovabile, monitora i limiti di inquinamento dell’aria, cura il verde pubblico e fornisce un adeguato trasporto pubblico locale? Sono le domande cui si è cercato di trovare una risposta.

[1] Secondo quanto stabilito dal D.lgs.155/2010, per PM10 la soglia limite è di 35 giorni all’anno.

[2] È l’importante Rapporto annuale di Legambiente sulla qualità delle politiche ambientali delle città, basato su 18 Indicatori, relativi alla qualità dell’aria, alla gestione delle acque, ai rifiuti, al trasporto pubblico, alla mobilità, all’incidentalità stradale, all’energia).

[3] Si tratta di un altro dei Rapporti di Legambiente.

 

(continua nel libro “Come rendere efficienti e trasparenti le Amministrazioni Pubbliche – Primo Rapporto sui Comuni tra luoghi comuni e sorprese” – Ed. Rubbettino)

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