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REP | Il Rating di efficienza, trasparenza e integrità delle Pubbliche Amministrazioni

Comuni al voto: quando a far decidere i cittadini sono i risultati e non le promesse

Dopo le elezioni amministrative, la domanda non è solo “chi ha vinto?” ma anche “come hanno votato gli elettori?”. La domanda che i cittadini avrebbero dovuto porsi non è tanto quale candidato votare, ma come reperire le informazioni per sceglierlo in modo maturo e responsabile, e non, come spesso avviene, in base a semplici impressioni. Per orientarsi non è sufficiente neppure la lettura dei programmi elettorali: se un sindaco in carica si candida nuovamente, a parlare devono essere i numeri più che le parole. Ai cittadini, infatti, dovrebbe essere rendicontato quanto, come e per cosa è stato speso il denaro pubblico.

Va riconosciuto che sulla trasparenza i Comuni hanno fatto passi avanti rilevanti, negli ultimi anni: il decreto trasparenza n.33 del 2013 e il cosiddetto freedom of information act (d. lgs. n.97 del 2016) hanno introdotto l’obbligo, per tutte le Amministrazioni, di pubblicare, in un’apposita sezione dei propri siti web denominata “Amministrazione Trasparente”, una lunga serie di dati significativi: si va dalla gestione dei beni immobili pubblici alla distribuzione dei premi al personale, dalla percentuale di appalti affidati con gara pubblica ai tempi medi di pagamento delle imprese, etc..

La maggior parte dei cittadini, però, non sa neppure dell’esistenza di quelle informazioni e, in ogni caso, difficilmente potrebbe (o vorrebbe) dedicare tempo al loro reperimento. Per questo Fondazione Etica ha iniziato a raccoglierle sistematicamente, a valutarle e a sintetizzarle nel Rating Pubblico, uno strumento valutativo di comprensione immediata per ogni cittadino, utile per avvicinare amministratori e amministrati.

I circa cento indicatori che compongono l’analisi del Rating Pubblico hanno valore informativo, ma anche di alert, come dimostrato, ad esempio, dal caso del Comune di Terni. Questo, pur avendo ottenuto un Rating Pubblico nella media per il 2014, è risultato avere lo score peggiore nella macro-area economico-finanziaria: quell’alert ha, purtroppo, trovato riscontro nel 2016, quando il Comune di Terni è dovuto ricorrere a un piano di riequilibrio finanziario pluriennale per scongiurare il pre-dissesto. In secondo luogo, Terni è risultato essere un Comune con opacità maggiori della media dei Comuni analizzati nella macro-area gestione degli appalti: in questo caso, l’alert si è concretizzato con gli arresti domiciliari del sindaco e di un assessore per presunti irregolarità negli appalti (poi revocati).

Tra i Comuni che andati al voto quest’anno il Rating Pubblico ne ha analizzati tre: Parma, Cuneo e Frosinone. L’analisi è stata condotta nel 2016 e si riferisce ai dati più recenti a quel momento disponibili, pertanto relativi al 2014.

Parma e Cuneo hanno ottenuto il Rating migliore. Più in dettaglio, Cuneo è benchmark per i dati economico-finanziari, per la governance e per la correttezza dei rapporti con le imprese fornitrici; solo per un punto percentuale non lo è nelle politiche ambientali. Parma, invece, è benchmark per il rapporto con i cittadini e per la gestione del personale.

Cuneo si delinea come un Comune molto efficiente, attento alla sua mission e anche a darne conto all’esterno. È, però, un Comune un po’ “all’antica”: non così “2.0” come Parma, che dà l’immagine di un Comune molto dinamico, con grandissima attenzione alla trasparenza, in particolare sugli open-data, e ai cittadini, che possono accedere a numerosi servizi online.

Nel confronto tra i due Comuni si rileva che a Parma la pressione fiscale è maggiore: 1.116 euro pro-capite contro i 792 euro di Cuneo. Inoltre, a Parma chiudono l’esercizio in perdita circa un terzo delle società partecipate, mentre nessuna è in perdita a Cuneo.

A Parma è in deficit anche la gestione del patrimonio immobiliare pubblico, misurata in termini di saldo tra canoni di affitto attivi e passivi: il relativo costo pro-capite è di più di 8 euro all’anno. A Cuneo, invece, il saldo tra affitti riscossi per immobili dati in locazione e affitti pagati per immobili presi in locazione è positivo, con un guadagno di quasi 7 euro all’anno per ogni cittadino.

Anche Cuneo ha alcuni punti deboli: ad esempio, la sua capacità di riscossione e quella di spesa.

Entrambi i Comuni, poi, risultano carenti sugli indicatori di efficienza dei servizi: non riescono, infatti, a dare conto di quante prestazioni (servizi e procedimenti) erogano in un anno, con quali tempi e quali costi. Come possono i cittadini valutare se il loro Comune è efficiente rispetto agli altri Comuni, se non possono accedere a informazioni semplici quali, ad esempio, il numero di carte identità o di permessi a costruire o di contributi di affitto rilasciati in un anno, in quanto tempo e con che costo? Purtroppo, anche in Amministrazioni performanti come Cuneo e Parma quelle informazioni sono ancora parziali e confuse e, quindi, insufficienti.

Un dato sorprendente è la difficoltà di comunicazione con il Sindaco: abbiamo inviato una e-mail di richiesta di contatto il 6 marzo u.s. sia al Sindaco di Cuneo che a quello di Parma, ma mentre il primo ha risposto prontamente, il secondo non lo ha fatto neppure ai solleciti successivi.

Frosinone ha un Rating Pubblico molto basso, poco sopra quello di Potenza, e ciò trova riscontro nelle gravi difficoltà attraversate dai due Comuni: a Potenza proprio nel 2014 è stato dichiarato lo stato di dissesto finanziario, che Frosinone è riuscito ad evitare solo ricorrendo alla procedura di riequilibrio finanziario.

In generale, si può dire che Frosinone ha un problema di trasparenza e accountabilty, tale da non consentire la valutazione della sua performance anche in quegli ambiti che dovrebbero essere trasparenti per legge.

Più in dettaglio, un punto debole del Comune di Frosinone è sicuramente l’alto impatto ambientale, dove Frosinone risulta avere lo score peggiore, ad esempio per un tasso di raccolta differenziata del 14,9%, contro il 65,4% del Comune benchmark, rappresentato da Parma, oltre che per una bassa qualità dell’aria misurata in termini di PM10. Molto bassi anche gli indicatori relativi al verde urbano e ai progetti di mobilità sostenibile.

Altro punto debole è la gestione degli appalti: qui l’opacità è misurata sulla base del rispetto degli obblighi normativi nella pubblicazione delle informazioni e della loro effettiva accessibilità per i cittadini. Ad esempio, laddove non è possibile individuare la percentuale degli appalti affidati con procedura di affidamento diretto sul numero totale degli appalti affidati con gara pubblica, l’opacità si traduce in un Rating basso. Va, comunque, precisato che sulla gestione degli appalti non sono accountable neppure i Comuni benchmark Parma e Cuneo.

Eppure, per rendere più trasparente la gestione degli appalti si potrebbe cominciare con un semplice foglio excel che i Comuni potrebbero predisporre e implementare nel tempo indicando, ad esempio, la tipologia di appalto (gara o affidamento diretto), il nome dell’impresa assegnataria, l’importo del bando e la data di assegnazione. Un foglio excel così impostato potrebbe diventare anche un alert prezioso per la prevenzione della corruzione e renderebbe il monitoraggio civico diffuso ed efficace.

Frosinone presenta opacità anche nella gestione del personale, misurata, ad esempio, sulla mancanza di informazioni in merito all’entità e alla differenziazione dei premi annuali erogati ai dipendenti e ai dirigenti:  Cuneo e Parma, invece, ne danno conto con maggiore chiarezza.

A Frosinone, inoltre, i cittadini non vengono messi in grado di conoscere neppure la percentuale delle opere pubbliche realizzate, nonostante l’obbligo di pubblicazione sul sito web previsto dal suddetto decreto trasparenza. Frosinone offre, poi, ai suoi cittadini pochissimi servizi online, mentre Cuneo e Parma hanno predisposto aree e portali dedicati.

Tornando al risultato delle elezioni amministrative 2017, ai cittadini che avessero voluto esercitare il loro diritto in modo consapevole sarebbe stato importante spiegare, ad esempio, se il gettito del prelievo fiscale è stato usato dal Comune per offrire più servizi on-line, per ridurre i tempi e i costi delle prestazioni, per portare a termine le opere pubbliche avviate, per gestire in attivo le società partecipate, per affidare la fornitura di beni e di servizi in modo trasparente, per aumentare la raccolta differenziata e i progetti di mobilità sostenibile. Perché questo sia possibile non serve individuare l’ennesima best-pratice, ma una metodologia standardizzata di valutazione e di comparazione dei Comuni: è questa sorta di sana competizione tra essi che può consentire ai cittadini di conoscere i loro amministratori e di sceglierli in modo informato. Il Rating Pubblico fa questo servizio, certificando il livello di trasparenza, integrità e performance secondo le disposizioni normative vigenti. La sua utilità non è solo per i cittadini, ma anche per gli amministratori: sia quelli virtuosi, che, avendo lavorato bene, hanno interesse a farlo sapere alla loro comunità; sia quelli dei Comuni meno virtuosi, che disporrebbero di uno strumento per spiegare le cause di inefficienza e per garantire un miglioramento in futuro.

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